14/10/2003

telefonata sei

Squilla il telefono. “Pronto?”. “Salve, parlo con P* T* il poeta emiliano?” “Sì, chi parla?” ”Sono Giulio Mozzi, ci siamo appena sentiti una mezz’ora fa” “Si, abbiamo litigato una mezz’ora fa, per la precisione”
“Certo, volevo scusarmi per la telefonata, ma ero sul blog, in diretta. Capisce?” “Come? Eravamo in radio?” “No, sul blog, è un sito Internet personale” “Ah, non capisco” “Io sono pagato da un editore per andare ogni tanto in diretta sul blog, cioè mettere subito per iscritto quello che mi sta capitando o quello che penso. Mentre ci telefonavamo io stavo trascrivendo tutto e cercavo di montare una polemica contro i poeti che vogliono pubblicare e non leggono poesia. Non pensavo veramente quello che le ho detto, ma vivo questa specie di reality-show, che poi è fiction”. “Credo di capire qualche cosa” “Si, insomma, e un finto reale, un doppio piano di vissuto. Fingo, appena entro in relazione con qualcuno, di essere io, ma in realtà recito una parte di un me stesso che non esiste. Mi segue?” “Poco, perché mi ha chiamato?” ”Per scusarmi e per farle una proposta. Io ammiro molto i poeti che non riescono a pubblicare ma si dannano l’anima, ecco proprio dell’anima si tratta. Io gestisco una casa editrice mia, con uno pseudonimo, che si chiama “Strizza il pollo”, potrei farle un’offerta di pubblicazione per cinquecento copie a 4.500 euro. Promozione garantita, diventerà un personaggio fisso del mio blog” “Non mi sembra un nome promettente quello della sua casa editrice” ”E’ una citazione del Petrarca” “Capisco, mi sembra interessante, se poi le mi garantisce la promozione…” “Certo, lo adotterò come testo di riferimento ai miei corsi di scrittura. Le mando un modulo via fax?” “Va bene, 055689***. Aspetto in giornata?” “Certo lo faccio subito spedire dalla mia segretaria, Giulia Mazzi, poi mi farà sapere. La saluto, buone cose, mi raccomando, continui a non leggere Caproni, Dal Bianco e altri, non serve a nulla” di tet | 14/10/2003
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