Telefonata quattro
Compongo il numero di telefono.
“Questa è la segreteria telefonica della lavatrice di Giulio Mozzi, se avete qualche cosa da dire o se avete delucidazioni da chiedere riguardo programmi di lavaggio, lasciatemi un messaggio dopo la centrifuga…beep”.
“Pronto? Pronto? Sono ‘lelmettodiamilcare’, un abbonato di Vibrisse. Le volevo dire alcune cose riguardo la sua newsletter, però non voglio farlo tramite segreteria…”
“Pronto! Pronto sono Giulio Mozzi”. Mi dice una voce concitata.
“Ma allora è in casa?”.
“No, cioè, sì!”.
“In che senso, scusi?”. Chiedo confuso.
“Sono in casa ma non voglio essere disturbato da amici, parenti o colleghi di lavoro. Voglio solo telefonate da scocciatori, mi serve per il mio blog, ho bisogno di nuovo materiale. Dunque spero che lei sia uno scocciatore”.
“Non le so dire, ho sentito questa storia del blog, ma non ne ho capito molto il senso”.
“Mi dica, mi dica il motivo della telefonata”.
“La chiamavo per lamentarmi di una cosa su Vibrisse”.
“Dunque lei è uno scocciatore, bene!”.
“Lasciamo stare, le dicevo di Vibrisse. Ultimamente non vedo più una regolarità, un impegno. Le versioni estive sono più povere dell’anno scorso, settimane saltate. Cosa succede?”.
“Guardi, Vibrisse è una cosa gestita interamente da me e viene preparata quando riesco, non tutte le volte in questi anni è arrivata regolarmente. E’ umano”.
“Io sono disposto anche a pagare un abbonamento, se le servono fondi”.
“No, è una cosa completamente gratuita, non ha finalità di lucro”.
“Non ha capito, io la pagherei perché uscisse con regolarità, non sopporto le promesse disattese. Non ho problemi per la quota economica”.
“In che senso?”.
“Potrei darle una quota mensile…”.
“Tipo?”.
“Settecento, ottocento euro. Si potrebbe rientrate stampandone una versione semestrale su carta, delle magliette, segnalibro, etc. Quello che m’interessa è la regolarità, sono stato ufficiale nell’esercito, per anni”.
“Guardi l’ho fatta continuare per curiosità, Vibrisse non la vendo a nessuno, non accetto soldi da nessuno. Lei è pazzo!”.
“Potrei pagarla in letteratura, comperare le sue opere, le sue liste della spesa, i suoi scontrini”.
“Cioè?”.
“Lei mi manda tutti i suoi scontrini della spesa, che sono letteratura, e io le rimborso in contanti il corrispettivo”.
“Lei non è normale”. Con tono indeciso. “Le mando i miei estremi via mail al suo indirizzo”. Dice sussurrando nella cornetta.
“La saluto. Mi raccomando: puntualità”.
“Grazie, mi chiami ancora, dia il mio numero di telefono ai suoi amici, lo lasci in giro come quelli del bookcrossing. Arrivederci”.
di tet | 01/09/2003