26/08/2003

Telefonata tre

Sto spolverando i libri nel salotto. Suona il telefono, alzo la cornetta. “Buongiorno, qui è la Sironi Editore” “Salve”, dico. “Parlo con R*** T**?”. “Sì, mi dica”. “Mi Scusi, forse le risulterà strana questa telefonata, ma lei può rintracciare Giulio Mozzi?”. “Scusi?”.
“E’ una questione un delicata e particolare: Giulio Mozzi è scomparso. Lo aspettavamo in Sironi da alcuni giorni, a casa non risponde, sul telefonino nemmeno…”. “Non capisco perché chiamate me!”. “Sa, avevamo sentito che era perseguitato da un blog campionatore, un poco alla volta è diventata un’ossessione. Sognava di notte che ai corsi di scrittura si presentasse un’altra persona, che in Sironi venisse una sua copia (magari meno brava dell’originale, ma simile). Aveva paura di essere escluso da tutto quello che aveva faticosamente messo in piedi”. “Dunque? Come è arrivata a me”. “Lei è un ipotesi, non so se lei è l’autore del blog ‘trenoetelefonate’. Deve sapere che Mozzi è persino andato nella sede di Dada-Clarence per farsi dare i dati dell’autore di questo blog. Quando si è visto negare questo favore ha cominciato a devastare gli uffici, a spaccare monitor, staccare cavi, cercava quello che alimentava il settore blog. Era disposto a far morire il suo pur di spegnere anche l’altro.” “In che cosa posso esserle utile?”. Dico spolverando adesso un ciuffo di capelli. “Volevo sapere se, per caso, sapeva qualche cosa. Comunque se poteva avvisarci quando riuscirà a mettersi in contatto con lui”. “Questo di sicuro, se capiterà. L'ho sentito solo una volta nella mia vita”. Pronuncio meccanicamente facendo gesti con la faccia e la mano libera. “Mi raccomando, abbiamo paura che abbia perso la bussola, che sia capace di tutto, se riuscirà ad individuare l’autore dell’altro blog. Si dice che ad un certo punto sia stato ricattato”. “Addirittura. Come in un libro della Sironi”. Contemporaneamente alzo una ciabatta. “Sì, senta mi chiami, Ok?”. “Conti su di me!”. “Arrivederci”. “A lei”. Clic. Cerco di stare calmo, di usare un tono non offensivo. “Giulio ti ho detto che quando telefono non voglio essere disturbato. Capisco che sei legato e magari hai bisogno di bere o andare in bagno, ma dimmelo dopo che ho terminato la telefonata. Capito?”. “Mmmmm, mmmmhhmm”. “Dai, adesso andiamo nell’altra stanza, al computer, che mi detti la mia prossima telefonata e poi scrivi un pensiero nuovo sul tuo blog, così nessuno si preoccupa di te. Occhei?”. “Mmmmm”. “Adesso ti tolgo la benda, così puoi parlare”. Gli slego il fazzoletto attorno alla bocca. “Ok”. Dice. di tet | 26/08/2003
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