In treno due
Sono in treno, un InterCity che mi porta da Brescia a Mestre, dove abito. Oggi ho fatto una consulenza in una nuova società: questo è il mio lavoro. Nel mio scomparto ci sono altre quattro persone. Una signora anziana che pensa tutto il tempo, una ragazza sui vent'anni che ascolta musica con le cuffie, un signore in giacca e cravatta che legge un quotidiano finanziario, un tipo in jeans che legge un libro voluminoso con il quale si nasconde il viso e osserva tutti gli altri. Lui è di fronte a me, lo osservo bene, ho già visto il suo volto, non ricordo dove. Ad un tratto riceve una telefonata sul cellulare, ecco il suo nome: Giulio Mozzi. Finita la telefonata, sembra con uno scocciatore o con qualcuno che gli voleva propinare un questionario o qualche offerta punti, mi faccio coraggio.
-Scusi, non ho potuto non sentire il suo nome. Lei è Giulio Mozzi, vero?
-Sì, credo di sì!
-Lei ha un blog?
-Da qualche tempo, pare...
-Ho sentito raccontare delle cose che scrive da un amico.
-Mi fa piacere.
-Ma che lavoro fa, scusi?
-Scrivo?
-Cioè il blog le permette di avere uno stipendio?
-No, io scrivo libri, tengo dei laboratori di scrittura, curo una collana per l'editore Sironi, scrivo articoli.
-Ah, pensavo che lei scrivesse solo sul blog.
-Quello è un impegno recente, una sperimentazione. Anche lei ha un blog?
-No, vede, io non scrivo in rete, scrivo su carta, a mano. Anzi, se mi permette, è proprio per questo che l'ho distolta dal suo librone, volevo inviarle un mio romanzo.
-Bene, di cosa parla?
-E' ambientato tutto nel mio mondo del lavoro, consulenze, laureati in economia, aziende, carriere, litigi, invidie. Ad un certo punto vira verso un giallo-noir.
-Ho capito. E' la prima cosa che scrive?
-No! Scrivo sin da piccolo, solo che ora ho deciso di provarci seriamente, questo mio amico mi ha fatto il suo nome. Vorrei cambiare lavoro e diventare scrittore.
-No guardi, con i libri mica ci campa.
-Ma se mi ha appeno detto che lei vive di scrittura.
-Senta io vivo di scrittura e giro in lungo e in largo la penisola, faccio molte cose legate alla scrittura e i libri sono il 15% del mio stipendio che non è certo superiore a quello di uno che fa consulenze.
-Ah. Ma nemmeno pubblicando per una casa editoriale grossa, sperando che diventi un film?
-Lei crede che io pubblichi con il Poligrafico di Trezzano Editore? Il mio editore è Einaudi, e le cose vanno come le ho detto.
-Ma i suoi libri si trovano nelle stazioni e nei supermercati?
-A volte si.
-Ah. Ma posso mandarle il testo lo stesso? Tanto per sapere se posso comunque essere pubblicato?
-Le cose, non sono così semplici, ma comunque questo è un mio bigliettino da visita con il mio indirizzo, spedisca tutto qui. Adesso torno alla lettura.
-Grazie, l'avevo riconosciuta dalla foto.
-Quale foto?
-Quella sul blog, dove assomiglia a Banderas.
-Torno al libro!
-Grazie.
di tet | 25/08/2003