28/08/2003

Briscole oblique uno

Oggi, al solito bar, ho pescato questa carta.
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Le "Briscole Oblique" sono un mazzo di 40 carte, oblique nel senso che si posano su di un vecchio tavolo che traballa, cioè poggia su di un pavimento in pessime condizioni (un vecchio battuto). Sono carte inventate da un matto del paese, un certo Ruggero Renon, illustrate dalla cugina, poi deceduta. La loro utilità sta nel migliorare le presetazioni della briscola e arricchirti anche nell'animo.
di tet at 10:13:18 1 Commento

27/08/2003

In treno due

Seduto su una panchina di pietra della stazione di Mestre, attendo il treno che mi riporterà a casa, dopo un esame dato senza convinzione con un voto mediocre. Leggo distrattamente quei giornalini gratuiti pieni di pubblicità e annunci di ogni tipo: la giornata è decisamente qualunque. Ad un certo punto succede l’imprevedibile, si siede al mio fianco Giulio Mozzi, scrittore multiforme. Sono abbonato a Vibrisse e da qualche tempo leggo il suo blog. Lo vedo un poco stanco, spettinato, con i vestiti vistosamente stropicciati e un poco sporchi. Barba di qualche giorno, sguardo perso. “Buongiorno”. Dico con entusiasmo controllato. “Salve”. Risponde lui.
“Lei è Giulio Mozzi, vero?”. Chiedo con le palpitazioni. “Così dice l’anagrafe”. “Mi scusi, io sono quel annibalepolpetta che è iscritto a Vibrisse”. “Ah, curiosa email. Ora non ricordo, gli iscritto sono più di duemilacinquecento”. “Certo, era solo per dirle che io la seguo, anche sul suo blog” “Bene”. Dice soppesando un libro voluminoso, macchiato in vari punti. “Posso chiederle una cosa?” “Dica”. Guarda verso i binari. “Adesso che ci siamo incontrati, adesso sarò sul suo blog? Cioè sarò il protagonista di un suo prossimo intervento sui treni? Forse è necessario che saliamo in treno, magari in uno fermo?”. Sorrido. “In che senso?”. Mi chiede stanco. “Sì, insomma. Lei scrive di treni e telefonate, siamo in stazione, ora, dunque potrebbe esere un prossimo intervento?”. Dico con tono entusiastico. “Non credo, ormai esiste un blog di servizio che svolge questo compito. Io mi limito a creare nuovi filoni, generi, stili. Sperimento per dare scrittura ad altri. Per nuove genesi letterarie”. Con un tono quasi da santone. “Quindi niente intervento tra me e lei? Potrei fare qualche cosa di strano, di contemporaneo, di situazionista. Tipo comperare delle m&m’s ordinarle in fila su di un binario, aspettare che un treno passi e poi leccare quello che rimane spiaccicati. Un gesto contro le multinazionali, che simboleggia il non volere trasportare il loro messaggio altrove, schiacciarlo e metabolizzarlo. Cosa ne dice?”. “Certo, mi sembra meritevole, ne parlerò con il mio avvocato”. “Si sente bene?”. “Sono un poco stanco, ho passato dei giorni difficili”. “Dunque nessuna parola di noi sul blog?”. “Non credo”. “Ho capito, mi scuso”. “Si figuri”. “Arrivederci”. “Mi chiami, quando vuole. Mi telefoni, si faccia trovare alla stazione. Devo ricominciare, non posso lasciarmi espropriare così. Sentiamoci”. “Certo”.
di tet at 18:27:57 Commenta:

26/08/2003

Telefonata tre

Sto spolverando i libri nel salotto. Suona il telefono, alzo la cornetta. “Buongiorno, qui è la Sironi Editore” “Salve”, dico. “Parlo con R*** T**?”. “Sì, mi dica”. “Mi Scusi, forse le risulterà strana questa telefonata, ma lei può rintracciare Giulio Mozzi?”. “Scusi?”.
“E’ una questione un delicata e particolare: Giulio Mozzi è scomparso. Lo aspettavamo in Sironi da alcuni giorni, a casa non risponde, sul telefonino nemmeno…”. “Non capisco perché chiamate me!”. “Sa, avevamo sentito che era perseguitato da un blog campionatore, un poco alla volta è diventata un’ossessione. Sognava di notte che ai corsi di scrittura si presentasse un’altra persona, che in Sironi venisse una sua copia (magari meno brava dell’originale, ma simile). Aveva paura di essere escluso da tutto quello che aveva faticosamente messo in piedi”. “Dunque? Come è arrivata a me”. “Lei è un ipotesi, non so se lei è l’autore del blog ‘trenoetelefonate’. Deve sapere che Mozzi è persino andato nella sede di Dada-Clarence per farsi dare i dati dell’autore di questo blog. Quando si è visto negare questo favore ha cominciato a devastare gli uffici, a spaccare monitor, staccare cavi, cercava quello che alimentava il settore blog. Era disposto a far morire il suo pur di spegnere anche l’altro.” “In che cosa posso esserle utile?”. Dico spolverando adesso un ciuffo di capelli. “Volevo sapere se, per caso, sapeva qualche cosa. Comunque se poteva avvisarci quando riuscirà a mettersi in contatto con lui”. “Questo di sicuro, se capiterà. L'ho sentito solo una volta nella mia vita”. Pronuncio meccanicamente facendo gesti con la faccia e la mano libera. “Mi raccomando, abbiamo paura che abbia perso la bussola, che sia capace di tutto, se riuscirà ad individuare l’autore dell’altro blog. Si dice che ad un certo punto sia stato ricattato”. “Addirittura. Come in un libro della Sironi”. Contemporaneamente alzo una ciabatta. “Sì, senta mi chiami, Ok?”. “Conti su di me!”. “Arrivederci”. “A lei”. Clic. Cerco di stare calmo, di usare un tono non offensivo. “Giulio ti ho detto che quando telefono non voglio essere disturbato. Capisco che sei legato e magari hai bisogno di bere o andare in bagno, ma dimmelo dopo che ho terminato la telefonata. Capito?”. “Mmmmm, mmmmhhmm”. “Dai, adesso andiamo nell’altra stanza, al computer, che mi detti la mia prossima telefonata e poi scrivi un pensiero nuovo sul tuo blog, così nessuno si preoccupa di te. Occhei?”. “Mmmmm”. “Adesso ti tolgo la benda, così puoi parlare”. Gli slego il fazzoletto attorno alla bocca. “Ok”. Dice.
di tet at 08:43:27 3 Commenti

26/08/2003

Telefonata due.

(dal blog GM) Sto lavando i piatti. Suona il telefono. Rispondo. "Buongiorno". "Buongiorno", dice una voce maschile, cauta. "Lei è giulio mozzi?". "Sì", dico. "Bene", dice la voce maschile, più decisa. "Ho visto che lei ha visto il blog treno-e-telefonate". "Sì", dico. "L'ho visto. L'ho anche linkato". "Bene", dice la voce maschile. Silenzio. "Quindi?", dico.
"Be', dice la voce maschile. "L'ho fatto io". "Certo", dico io. "E in questo momento mi sta telefonando da una cabina telefonica". "Sì", dice la voce maschile. "Naturalmente", dico io, "non avrà commesso l'errore dei dilettanti: terminata questa telefonata, distruggerà la scheda telefonica. O, addirittura, mi sta chiamando da un telefono pubblico a monete, uno degli ultimi rimasti". "La seconda che ha detto", dice la voce maschile, ridendo. "Bene", dico io. "Suppongo che la telefonata abbia uno scopo ricattatorio". Silenzio. "E allora", dico. "Be', sì, in effetti", dice la voce maschile, nuovamente interdetta. "Perfetto", dico io. "Tutto a posto. Anche Maurilio Calzavara, personaggio del romanzo L'elenco telefonico di Atlantide di Tullio Avoledo, da me scoperto e pubblicato dall'editore Sironi per il quale lavoro, tentava un ricatto informatico". "E che c'entra?", dice la voce maschile. "C'entra", dico io. "Niente di nuovo sotto il sole, come si diceva una volta". "Sta dicendo che ho copiata l'idea da un libro da lei pubblicato?", dice la voce maschile. "Elementare, Watson", dico io. Silenzio. "Senta, mozzi", dice la voce maschile. "Mi dica", dico io. "Il suo egocentrismo è veramente fenomenale", dice la voce maschile. "Sono d'accordo", dico io. "Arriva addirittura a immaginare che io non sia in grado di avere un'idea per conto mio! Subito lì a pensare che l'abbia presa da un libro che lei ha pubblicato", dice la voce maschile, veramente indignata. "Sì", dico io. "E' una cosa vergognosa", dice la voce maschile. "Sono d'accordo", dico io. Silenzio. "Ma, dica, non è curioso di sapere chi sono io?", dice la voce maschile. "Sì", dico io. "Ha fatto delle supposizioni?", dice la voce maschile. "Sì", dico io. "Mi dica", dice la voce maschile. "Mi dica lo dico io", dico io. "Che supposizioni ha fatto?", dice la voce maschile. "Questi sono fatti miei", dico io. Silenzio. "Dica la verità", dico. "Verità è una parola grossa", dice la voce maschile. "E' più curioso lei di sapere che cosa penso io di questa cosa", dico, "di quanto io sia curioso di sapere chi è stato a farla". "Lei dice?", dice la voce maschile. "Dico, dico", dico io. Silenzio. "Lei ha torto", dice la voce maschile. Clic. Ha messo giù il telefono. Cinque minuti dopo mi viene in mente: ma in che cosa consisterebbe il ricatto?
di tet at 08:21:33 Commenta:

25/08/2003

In treno due

Sono in treno, un InterCity che mi porta da Brescia a Mestre, dove abito. Oggi ho fatto una consulenza in una nuova società: questo è il mio lavoro. Nel mio scomparto ci sono altre quattro persone. Una signora anziana che pensa tutto il tempo, una ragazza sui vent'anni che ascolta musica con le cuffie, un signore in giacca e cravatta che legge un quotidiano finanziario, un tipo in jeans che legge un libro voluminoso con il quale si nasconde il viso e osserva tutti gli altri. Lui è di fronte a me, lo osservo bene, ho già visto il suo volto, non ricordo dove. Ad un tratto riceve una telefonata sul cellulare, ecco il suo nome: Giulio Mozzi. Finita la telefonata, sembra con uno scocciatore o con qualcuno che gli voleva propinare un questionario o qualche offerta punti, mi faccio coraggio.
-Scusi, non ho potuto non sentire il suo nome. Lei è Giulio Mozzi, vero? -Sì, credo di sì! -Lei ha un blog? -Da qualche tempo, pare... -Ho sentito raccontare delle cose che scrive da un amico. -Mi fa piacere. -Ma che lavoro fa, scusi? -Scrivo? -Cioè il blog le permette di avere uno stipendio? -No, io scrivo libri, tengo dei laboratori di scrittura, curo una collana per l'editore Sironi, scrivo articoli. -Ah, pensavo che lei scrivesse solo sul blog. -Quello è un impegno recente, una sperimentazione. Anche lei ha un blog? -No, vede, io non scrivo in rete, scrivo su carta, a mano. Anzi, se mi permette, è proprio per questo che l'ho distolta dal suo librone, volevo inviarle un mio romanzo. -Bene, di cosa parla? -E' ambientato tutto nel mio mondo del lavoro, consulenze, laureati in economia, aziende, carriere, litigi, invidie. Ad un certo punto vira verso un giallo-noir. -Ho capito. E' la prima cosa che scrive? -No! Scrivo sin da piccolo, solo che ora ho deciso di provarci seriamente, questo mio amico mi ha fatto il suo nome. Vorrei cambiare lavoro e diventare scrittore. -No guardi, con i libri mica ci campa. -Ma se mi ha appeno detto che lei vive di scrittura. -Senta io vivo di scrittura e giro in lungo e in largo la penisola, faccio molte cose legate alla scrittura e i libri sono il 15% del mio stipendio che non è certo superiore a quello di uno che fa consulenze. -Ah. Ma nemmeno pubblicando per una casa editoriale grossa, sperando che diventi un film? -Lei crede che io pubblichi con il Poligrafico di Trezzano Editore? Il mio editore è Einaudi, e le cose vanno come le ho detto. -Ma i suoi libri si trovano nelle stazioni e nei supermercati? -A volte si. -Ah. Ma posso mandarle il testo lo stesso? Tanto per sapere se posso comunque essere pubblicato? -Le cose, non sono così semplici, ma comunque questo è un mio bigliettino da visita con il mio indirizzo, spedisca tutto qui. Adesso torno alla lettura. -Grazie, l'avevo riconosciuta dalla foto. -Quale foto? -Quella sul blog, dove assomiglia a Banderas. -Torno al libro! -Grazie.
di tet at 11:43:43 1 Commento

22/08/2003

Telefonata uno

Alzo la cornetta, compongo il numero: suona libero. -Pronto? -Pronto? Giulio Mozzi? -Chi parla? -Sono r***, non ci conosciamo. -Desidera? -No, è che ho trovato il suo numero di telefono partendo dal suo blog, pure io ho un blog... -Dunque... -Le sembrerà una domanda stupida, ma lei è sponsorizzato? -In che senso? -Si, insomma, riceve benefici nel parlare sempre, anche senza citare la compagnia, di telefonate, viaggi in treno? -Scusi, stavo stendendo la biancheria, contemporaneamente rispondevo ad un questionario nella telefonata ricevuta prima, devo andare dal Grande artista sconosciuto e poi passare da Feltrinelli che mi aspetta U***, e lei mi chiama per chiedrmi questo? -Era solo per capire se le succedono davvero queste cose o se l'è inventate. Deve sapere che io leggo le sue pagine in rete e credo in quello che scrive, non volevo essere preso in giro. -Ma si rende conto che se tutti mi chiamassero per queste verifiche, io passerei tutto il tempo al telefono? -Ero preoccupato, ho pensato per un attimo, che avesse spinto lei la vecchietta sui binari a Mantova, così come fiction al contrario... -Guardi, se lei continua in questo modo rischia una querela, le sembra che si possa fingere su queste cose? -Ormai io non capisco più cosa è vero e cosa no. Ho letto in qualche sito che forse Umberto Casadei è un suo pseudonimo. -Non la sopporto più, la saluto. -Volevo dirle che ho aperto un blog! -Tu, tu, tu. -Ingrato!
di tet at 17:46:50 Commenta: